Fontana contro il Lockdown

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A un nuovo lockdown Attilio Fontana non ha mai creduto. E anche adesso sembra considerarlo come l’ultima e estrema arma da imbracciare contro il virus. Tanto meno, però, vorrebbe quegli “interventi territorio per territorio, polverizzati e non omogenei”, che il governo spingerebbe affinché fossero le Regioni con il maggior numero di contagi a prendere, anche solo nelle singole città in fiamme. Tradotto: no al blocco di Milano e della sua Area metropolitana, che aleggia da giorni sulla grande malata. Perché, ha spiegato il governatore durante il vertice con l’esecutivo, “se fermiamo Milano fermiamo la Lombardia”. Una posizione che sarebbe condivisa dallo stesso sindaco Beppe Sala.

L’attesa di Milano non è finita. Si ricomincia oggi, con una nuova giornata di incontri. Compreso quello tra Fontana e i sindaci delle città capoluogo della Lombardia che servirà a condividere i numeri e le previsioni degli esperti del comitato tecnico e scientifico. Obiettivo: capire se il coprifuoco delle 23, unito alla didattica a distanza alle superiori e alle chiusure dell’ultimo Decreto del premier Giuseppe Conte abbiano prodotto risultati. Difficile, però, se non impossibile – era la scommessa della vigilia – che, in attesa del decreto con le limitazioni nazionali che il governo vorrebbe varare già in serata, a livello locale le istituzioni arrivino oggi a decidere ulteriori strette. Il primo appuntamento in agenda è un bis, con il premier e i ministri che, dopo lo stallo di ieri, riapriranno la discussione proprio con le Regioni. I governatori, infatti, si sono dichiarati contrari ai lockdown locali che Palazzo Chigi, invece, vorrebbe spingere nelle Regioni o nelle città con il più alto tasso di contagi. Come uscirne con una soluzione condivisa e non con una imposizione? La posizione della Lombardia, che sarebbe condivisa da Palazzo Marino, è chiara: prima è necessario “verificare l’impatto delle misure già adottate sulle curve dei contagi”.

E se i numeri non dovessero dare speranza, “ulteriori azioni di contrasto, dice Fontana, “dovranno essere uniformi”. Prima di fermare nuovamente tutto, in ogni caso, per il governatore ci sarebbero ulteriori limitazioni da tentare. Un elenco di proposte avanzate durante il vertice di ieri. Compresi, quegli interventi per ridurre la mobilità degli over 70 che hanno creato polemiche. Anche Fontana avrebbe citato questo punto. Ma, spiegano da Palazzo Lombardia, come un’attenzione in più per la parte di popolazione più fragile di fronte all’attacco del Covid, che va tutelata anche, magari, con una raccomandazione a non uscire di casa. Lo stesso Sala, nei giorni scorsi, aveva rivolto un appello: “C’è una tabella dell’Istituto superiore di sanità: l’89 per cento dei decessi è avvenuto dai 70 anni in su. È importante che gli anziani stiano in casa”.

Un invito ribadito dai microfoni di Radio Deejay abbassando la necessità della rete di protezione per gli over 65. Il presidente della Lombardia, comunque, avrebbe parlato anche di altre soluzioni anti- contagio: da una possibile riduzione della capienza dei mezzi pubblici – oggi è all’80 per cento, si potrebbe scendere anche attorno al 50- 60 per cento – o, ancora, la chiusura di parchi e giardini per evitare assembramenti. La ricostruzione secondo cui, invece, insieme al collega leghista del Friuli Massimiliano Fedriga avrebbe chiesto di obbligare i medici di base a fare tamponi e a curare i pazienti a casa viene smentita da Palazzo Lombardia. Tutto, insomma, pur di non arrivare sino a un lockdown: “Se possiamo andare avanti con altre misure, procediamo – sarebbe stato il senso – , ma se i tecnici ci dicono che l’unica alternativa è il lockdown, facciamolo a livello nazionale”. E qui si ritorna alla chiusura di Milano. E ai blocchi territoriali che sarebbero “inefficaci e anche incomprensibili ai cittadini”. Il motivo? “La diffusione del virus è uniforme in tutto il Paese. Le differenze riguardano l’ampiezza del tracciamento che varia da regione a regione”.

Articolo da milano.repubblica.it

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